venerdì 9 maggio 2008

Citazione cinematografica n. 14


"Ah borseggio in autobus! Che cosa facile! Che cosa vile!"


da: Peccato che sia una canaglia



Sophia Loren e Marcello Mastroianni



Titolo originale: Id.
Regia: Alessandro Blasetti
Anno: 1954
Interpreti: Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio de Sica, Giorgio Sanna, Michael Simone

giovedì 8 maggio 2008

L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

Esce in dvd il western di Andrew Domink presentato al Festival di Venezia.



Silenzio, nuvole barocche e figure solitarie che si stagliano controluce in praterie immense e selvagge.
In questi paesaggi rarefatti e dall’aria quasi mistica vediamo confrontarsi due personaggi entrati nella storia: il leggendario bandito Jesse James (Brad Pitt) e il suo codardo assassino Robert Ford (Casey Affleck). Due personaggi completamente opposti: James è diventato un mito, in tutta l’America arrivano voci delle sue gesta e come viene detto nella pellicola “In Europa sono due gli americani famosi: Mark Twain e Jesse James!”, Ford invece è un ragazzo cresciuto con il mito di Jesse, che conserva giornali e cimeli riguardanti il suo idolo e che, appena diciannovenne, fa di tutto per unirsi alla banda di James. Riuscito ad entrare nella banda insieme a suo fratello Charley (Sam Rockwell), Ford ha finalmente l’opportunità di poter stare vicino all’eroe della sua infanzia e di conoscere l’uomo dietro la leggenda. A poco a poco i due si studiano, si osservano, cercano di conoscersi e arrivano a capirsi ma questo rapporto è destinato a finire nel sangue.
Robert è un ragazzo qualunque, è sveglio ma rimane pur sempre un ragazzo di campagna inesperto, James invece è l’eroe del Sud, quello che ha impedito la costruzione della ferrovia in Missouri, che ha combattuto con i sudisti nella guerra di secessione, che rapina le banche e non si fa mai trovare; tra i due è Jesse quello che ha sempre l’ultima parola, è venerato come un dio ed ha la forza e il potere di fare tutto ciò che vuole. Il giovane Ford quindi non può far altro che ubbidirgli e cercare di carpire i suoi più intimi segreti osservandolo e standogli vicino: ben presto Robert diventa l’ombra di James, una specie di parassita che trama nell’ombra e la sua ammirazione si trasforma prima in gelida invidia e poi sfocia nell’odio più nero e rancoroso.

Brad Pitt

In una scena chiave del film James dice a Robert: “Non capisco, tu vuoi essere come me o vuoi essere me?”, a questo punto il giovane Ford ha maturato la consapevolezza di non poter essere come Jesse, né tanto meno di poter prendere il suo posto e quindi comincia ossessivamente a chiedersi: come posso fare a diventare una leggenda, ad unire per sempre il mio nome a quello di Jesse James? Uccidendo il suo mito Ford pensa di diventare parte della sua leggenda. In una delle scene più belle e meglio costruite del cinema contemporaneo vediamo James che, “ormai divenuto un problema per se stesso”, con calma e tranquillità dà le spalle a Ford per osservare un quadro raffigurante un cavallo, il ragazzo, con altrettanta calma, punta la pistola, una colt 45 regalatagli dello stesso Jesse, contro James e gli spara alle spalle.
Il mito è caduto e Robert Ford è diventato agli occhi della storia un codardo.
Uccidere una leggenda rende famoso chi commette il crimine ma nel modo sbagliato: disprezzo e rabbia sono la moneta che il giovane Ford si è guadagnato.
Così, tra saloon e squallide rappresentazioni teatrali del suo gesto, anche Ford trova l’eroe del momento disposto a farlo fuori, ma alla sua morte non ci sono celebrazioni, la gente non fa la fila per vedere il suo corpo privo di vita e ad appena trent’anni muore senza che nessuno voglia stargli vicino.

Casey Affleck

Il western di Andrew Dominik non è il tipico western fatto di cowboy temerari, rapine e saloon: fin dalle prime scene si capisce che il regista si è ispirato a pellicole come “I giorni del cielo” di Malick e che ha dato alla storia un’impronta intimista e quasi naturalistica.
La natura bellissima e silenziosa fa da sfondo a questo animale curioso che è l’uomo: i personaggi parlano pochissimo, ma i pochi dialoghi sono memorabili e le due figure protagoniste intrecciano un duello psicologico e non verbale che appassiona fino alla fine.
Il tempo dilatato della pellicola è funzionale al processo mentale dei due protagonisti, che maturano a poco a poco le loro posizioni, fino alla tragica decisione finale: James stanco di violenza, rapine e fughe, decide di farsi uccidere e Ford stufo di essere il ragazzino, quello che nessuno prende sul serio, vuole uccidere l’uomo più temuto in tutta l’America.
Il regista ha saputo creare un film dal fascino insolito e misterioso, che penetra direttamente nella coscienza profonda dello spettatore, che assiste ad una sorta di seduta di psicanalisi nel bel mezzo della verde prateria americana; il tutto è supportato da una splendida fotografia, a metà tra quella dei film di Malick e di Paul Thomas Anderson, che dà al film una bellezza rarefatta e inafferrabile.

Sam Rockwell

Ottimo il cast: Brad Pitt convince sempre di più in ruoli drammatici e sofferti - tanto da aver ricevuto per questo ruolo la Coppa Volpi a Venezia -, il suo Jesse James è un uomo stanco, sfibrato dalla sua stessa leggenda, che a soli trentaquattro anni vorrebbe lasciarsi alle spalle il suo passato per dedicarsi soltanto alla sua famiglia, un uomo dolente, consapevole di quello che i suoi compari pensano e tramano ma deciso a liberarsi dal peso di questa vita troppo pressante che non lo fa nemmeno più dormire. Casey Affleck è la rivelazione del film, il suo Robert Ford è perfetto: viscido, invidioso, un Giuda con la pistola, brutale nella sua freddezza quando uccide James e allo stesso tempo ingenuo e infantile tanto da suscitare pena quando si rende conto che il suo gesto non ha spinto la gente ad applaudirlo; in fondo è solo un ragazzino con un disperato desiderio di attenzione, che non ha capito la gravità dell’azione che stava per compiere. I co-protagonisti sono uno più bravo dell’altro, a cominciare da Sam Rockwell, che nel ruolo di Charley è stato stupefacente: ha saputo dare la giusta voce all’evoluzione del personaggio, che da simpatico spaccone si tramuta in un uomo braccato dal suo stesso terrore e poi corroso dal senso di colpa, tanto da auto-distruggersi. Bravi anche Jeremy Renner nel ruolo di Wood Hite, il cugino di Jesse, e Paul Schneider nei panni di Dick Liddl, uno dei componenti della banda. Sullo sfondo ci sono le figure della moglie di James, Zee, e di suo fratello Frank, interpretati rispettivamente da Mary Louise Parker e Sam Shepard: la prima ha poche scene e rimane quasi sempre in secondo piano, ma quando c’è lascia un segno forte e il suo urlo di dolore quando vede il corpo insanguinato del marito rimane a lungo nelle orecchie dello spettatore, il secondo anche ha pochissime scene ma con il suo volto, che pare scolpito nella pietra, dà alla vicenda un tono drammatico e solenne.

Casey Affleck e Brad Pitt

Altra nota di merito va alla colonna sonora di Nick Cave (che compare nel finale del film nei panni del suonatore del saloon): cupa, malinconica e discreta dà il giusto accompagnamento alle bellissime immagini, lasciando un senso di nostalgia per qualcosa che non si è compreso fino in fondo.
Insomma un film che lascia allo spettatore qualcosa di indefinito e nostalgico, che fa riflettere, che ha il pregio di far parlare le immagini più che i personaggi, creando un impatto emotivo immediato.
L’ unico punto su cui si può fare un appunto al regista è l’eccessiva lunghezza: due ore e quaranta di film sono veramente molte e forse un pubblico meno appassionato di cinema può trovare la pellicola eccessivamente lunga e noiosa. Ma i cinefili più attenti capiranno che il fascino della pellicola sta anche in questa sua eccessiva lunghezza, in questi silenzi esagerati che stressano ancora di più il rapporto tra i due protagonisti, finendo per sottolineare maggiormente il loro confronto psicologico e far accrescere ancora di più la tensione in chi guarda.
L’inizio è lentissimo, i tempi sono molto dilatati e il dialogo è ridotto al minimo, in modo da preparare alla seconda parte più ritmata e al bellissimo finale, in cui si è talmente coinvolti da sentire una morsa allo stomaco. Se ci si lascia trasportare dalla mano sicura e suadente del regista, il film può donare momenti veramente intensi e poetici.
Un prodotto sicuramente non facile, ma dall’indiscutibile bellezza.

Casey Affleck

La citazione:
"- Hai mai pensato al suicidio?
- No, c'era sempre qualcos' altro che volevo fare."

Pubblicato su Meltin' Pot.

giovedì 1 maggio 2008

Citazione cinematografica n. 13


"La grandezza richiede tutto!"


da: La regina Cristina

Greta Garbo

Titolo originale: Queen Christina
Regia: Rouben Mamoulian
Anno: 1933
Interpreti: Greta Garbo, John Gilbert, Ian Keith, Lewis Stone

domenica 27 aprile 2008

Sondaggio: Chi sono i migliori attori emergenti di Hollywood?

Eccoci al secondo sondaggio di Eyes Wide Ciak!

Ultimamente Hollywood è sommersa da volti nuovi, giovani, freschi e molto talentuosi.

Nuove leve stanno facendo tremare colleghi altrettanto giovani ma in circolazione da più tempo come Natalie Portman, Scarlett Johansson e Keira Knightly.

Secondo voi chi sono la migliore attrice e il migliore attore emergente?

Per votare cliccate sui riquadri della colonna di destra.

The Girls are:

1) Anne Hathaway ("Brokeback Mountain", "Il diavolo veste Prada")


2) Ellen Page ("Juno")


3) Emmy Rossum ("Il Fantasma dell'Opera", "L'alba del giorno dopo", "Mystic River")


4) Evan Rachel Wood ("Across the Universe", "Alla scoperta di Charlie")


5) Katherine Heigl ("Grey's Anathomy")


6) Kate Bosworth ("Supermen Returns", "21")


7) Sienna Miller ("Factory Girl", "Interview")




The Boys are:

1) Emile Hirsch ("Into the wild")


2) James McAvoy ("Espiazione")


3) Jim Sturgess ("Across the Universe", "21")


4) Paul Dano ("Little Miss Sunshine", "Il Petroliere")


5) Ryan Gosling ("Lars e una ragazza tutta sua", "Il caso Thomas Crowford")


6) Shia Leboeuf ("Transformers", "Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo")


7) Wentworth Miller ("Prison Break")



Allora vediamo un pò chi ha fatto breccia nel vostro cuore!

Per votare cliccate sui riquadri nella colonna di destra.

sabato 26 aprile 2008

L’altra donna del re

Quando la Storia diventa una soap opera.



Inghilterra, 1500: due giovani e belle fanciulle di buona famiglia, le sorelle Mary (Scarlett Johansson) e Anne (Natalie Portman), stanno per prendere parte ad uno dei triangoli amorosi più torbidi della storia dell’umanità.
Sì, perché le due sorelle in questione non sono due ragazze qualsiasi: di cognome fanno Boleyn e l’uomo al vertice di questo triangolo è niente di meno che Enrico VIII (Eric Bana), re d’Inghilterra.
Enrico è impaziente di avere un figlio maschio in modo di assicurarsi una salda discendenza, ma la sua sposa, Caterina D’Aragona (Ana Torrent), gli ha dato solo una figlia femmina e una serie di bambini nati morti. Per rimediare alle “mancanze” della moglie Enrico cerca giovani fanciulle in grado di soddisfare le sue esigenze e, spinto dal suo consigliere il Duca di Norfolk (David Morrisey), va a far visita a Lady Elizabeth Boleyn (Kristin Scott Thomas), che ha due splendide figlie in età da marito.
Mary ha appena sposato William Carey (Benedict Cumberbatch), un modesto nobile, e quindi è fuori dai giochi, Anne invece è la figlia scelta per sedurre il re e convincerlo a fare di lei la sua amante. Anne però è troppo ambiziosa e orgogliosa e invece di sedurre il re lo umilia pubblicamente, causandogli una brusca caduta da cavallo. Entra in gioco allora Mary, più semplice e remissiva, che con la sua dolcezza conquista i favori del re.

Natalie Portman e Scarlett Johansson

Costretta ad andare a corte, Mary diventa l’amante di Enrico e finisce per innamorarsene. I due avranno un figlio maschio, ma Anne, decisa ad avere il suo momento, approfittando della gravidanza della sorella, tesse una sottile tela di seduzione e attira a sé il desiderio del re.
La sua abilità è tale da convincere Enrico a cacciare Mary e suo figlio, ad esiliare la regina e a sposarla, causando la rottura con la Chiesa Cattolica.
Anne diventa quindi regina, il massimo per una ragazza ambiziosa come lei, ma i problemi arrivano quando il primo figlio avuto dal re si rivela essere una femmina e la sua posizione crolla del tutto quando perde il secondo figlio prematuramente.
L’epilogo della vicenda è noto: Anne sarà decapitata, il re sposerà Jane Saymur (e successivamente altre quattro donne) e quella figlia apparentemente sfortunata e non voluta si rivelerà essere Elisabetta I, la più grande sovrana d’Inghilterra.
Il regista Justin Chadwik, fino ad ora solamente regista televisivo, confeziona una pellicola pomposa, patinata e più simile ad una soap opera che a un grande dramma in costume.
La vicenda presto abbandona i binari dell’intrigo politico per seguire quelli dei movimenti in camera da letto, costruendo un intreccio di amori e tradimenti che alla lunga annoiano anche il più pettegolo degli spettatori. Dalla pellicola sembra che Enrico VIII abbia regnato ragionando con i suoi attributi maschili piuttosto che con il cervello, arrivando a separarsi dalla Chiesa Cattolica Romana soltanto per il capriccio di avere una donna, e che si occupasse soltanto di chi avere nel letto piuttosto che amministrare un’intera nazione!

Eric Bana

Inoltre il tema centrale, il rapporto tra le due sorelle, non è ben trattato dato che il film si limita a presentare le due ragazze l’una l’opposto dell’altra: Mary è dolce, gentile e bionda, Anne è invece ambiziosa, manipolatrice e bruna; la caratterizzazione dei personaggi si ferma qui, non emerge infatti quel rapporto complesso di amore – odio che avrebbe dovuto catalizzare l’attenzione dello spettatore. Le due fanno a gara a chi è più seducente e bella, a chi riesce meglio a soddisfare il re, costruendo una storia degna della miglior puntata di Beautiful.
La regia si allinea perfettamente al taglio dato alla storia e risulta spesso ridondante - soprattutto nelle innumerevoli inquadrature ai palazzi con cielo plumbeo sullo sfondo - a volte quasi barocca, volendo strafare con l’effetto “occhio che guarda dal buco della serratura”.
La musica è ripetitiva e monotona, spesso anonima e per nulla incisiva.
La fotografia è cupa e si ispira spudoratamente a quella del film “Elizabeth” di Shekhar Kapur ma senza ottenere lo stesso effetto di intrigo e mistero.
Nota di merito invece ai costumi, fedeli ai quadri d’epoca e molto ricercati nei dettagli (come la collana con la “B” portata da Anna Bolena).

Natalie Portman e Eric Bana

L’unico punto di forza della pellicola è il cast: il duo Natalie Portman – Scarlett Johansson catalizza l’attenzione e tra le due attrici si instaura un duello di bravura. La Portman vince a mani basse sul piano dell’interpretazione e - ma forse non tutti saranno d’accordo - anche dal punto di vista estetico: la Portman ha un viso molto più espressivo ed è dotata di un grande talento, la Johnasson invece sembra avere a disposizione una gamma ben misera di espressioni e si riscatta soltanto nel finale.
Eric Bana se la cava discretamente, anche se il suo è un Enrico VIII decisamente più in forma di quello che la storia ci ha tramandato, riuscendo a modulare la sua interpretazione a seconda che si trovi ad interagire con l’una o l’altra sorella.
Ottimo il cast di contorno: ritroviamo, nei panni del fratello delle due Boleyn, il sorprendente Jim Sturgess (l’indimenticabile Jude di “Across the Universe”), la raffinata Kristin Scott Thomas (che dà una lezione a tutti), un perfido David Morrisey e un Benedict Cumberbatch viscido (visto nel ruolo di Paul Marshall in “Espiazione”).
Ma un ottimo cast non può salvare un film lacunoso nella sceneggiatura e nella regia, e la pellicola a lungo andare annoia, rovinandosi definitivamente in un finale frettoloso e non sfruttato appieno.
Peccato perché avrebbe potuto essere un buon film.

La citazione: "Ho lacerato questo paese in due per voi!"

Juno

Tutto fumo e niente arrosto.



Juno mi ha deluso: forse perché, con tutto il clamore che ha suscitato e gli importanti premi vinti, mi aspettavo una commedia geniale con dialoghi memorabili e un ritmo serrato.
Invece non è assolutamente il film piccolo-capolavoro che tutti dicono.
La storia è semplice: Juno (Ellen Page), una ragazzina di 16 anni, decide di fare sesso con il suo miglior amico, Bleeker (Michael Cera), e rimane incinta. All’inizio Juno decide di abortire, ma poi opta per l’opzione di tenere il bambino e affidarlo in seguito ad una famiglia agiata e onesta.
Durante i nove mesi della gravidanza Juno impara a conoscere la coppia a cui dovrà affidare il suo “coso”: Vanessa (Jennifer Garner) e Mark (Jason Bateman), complicando ancora di più la situazione. Ma tutto sommato la storia trova l’immancabile happy ending che ogni commedia che si rispetti deve avere.

Ellen Page e Michael Cera


Detto questo, vista la linearità della vicenda, tutto dovrebbe essere incentrato sulla caratterizzazione dei personaggi e sui dialoghi, ma entrambi sono molto mediocri: Juno è la protagonista assoluta e dovrebbe coinvolgerci nel suo dramma personale di 16enne poco più che bambina rimasta incinta prematuramente, invece risulta spesso irritante, con il suo linguaggio pieno di “Occha”, gli epiteti riferiti al futuro bambino del tipo “coso”, “fagiolo”, “pescetto”, che vogliono far vedere come la ragazza neghi l’accaduto e invece risultano forzati e irritanti, il suo definirsi continuamente strana e diversa, quando tutta la sua diversità sta nel suonare in una band (se fosse così il mondo allora sarebbe strapieno di matti fricchettoni), non fare la cheerleader e usare un telefono a forma di hamburger! In realtà l’unica cosa che la rende diversa è la gravidanza: altro che genio incompreso, il problema di Juno è la sua estrema banalità e normalità.
Per non parlare di Bleeker: un vegetale lobotomizzato con un pò di vita solo negli arti inferiori visto che per tutto il film non fa altro che correre (con dei calzoncini gialli orrendi per di più!).
I genitori sono tremendi: quelli di Juno praticamente non hanno reazioni normali, da veri genitori, perché accolgono la notizia con una leggerezza disarmante, della serie “tanto il bambino lo affidiamo, che ci importa se nostra figlia a 16 anni è già incinta?”; i futuri genitori adottivi non sono da meno: Vanessa è una nevrotica ossessionata dalla perfezione e dall’idea di avere un bambino e Mark è un uomo non cresciuto che vuole ancora fare il fighetto atteggiandosi a rock star.

Ellen Page

La storia inoltre è piena di ingenuità: possibile che la protagonista faccia il test di gravidanza per tre volte prima di convincersi che è incinta? Diamine ragazza hai fatto sesso non protetto a 16 anni, hai gli ormoni a mille e ti aspetti che non succeda nulla?! E poi il padre di lei che si limita a chiedere chi è il padre: ma insomma una reazione normale tipo sbraitare per mezz’ora sull’irresponsabilità di questa incosciente di figlia? E Juno come è possibile che si preoccupi più del ballo della scuola che non del fatto che dentro di sé ha un essere vivente, che voluto o non voluto comunque c’è ed è il frutto della sua leggerezza? Il problema è che ad un certo punto il personaggio sarebbe dovuto maturare, avrebbe dovuto prendere coscienza delle sue responsabilità, invece una volta liberatasi del bambino Juno torna a fare quello che faceva prima: suonare la chitarra con il suo amico decerebrato. Chi ci dice, vista l’ottusità dei personaggi, che non ci potrebbe essere un Juno 2 con un altro “fagiolo” in arrivo? E cosa più assurda di tutte: come mai nessuno si preoccupa realmente del bambino? Juno lo ignora, i genitori di Juno lo vedono come un incidente e basta, Vanessa lo vuole a tutti i costi ma solo per completare il suo quadro di donna perfetta e alla fine questo bambino non è altro che la scusa per far parlare ed incontrare dei personaggi noiosissimi.

Jennifer Garner, Jason Bateman, Ellen Page

Ridicola la caratterizzazione dei personaggi: Juno invece che essere diversa per il pensare in maniera più profonda e per avere interessi e aspirazioni fuori dal comune, lo è perché si veste da maschiaccio e suona in una band, Bleeker ha poster di astronavi in camera e questo dovrebbe renderlo più interessante, allora chiunque può appendersi in camera un poster del corpo umano così gli altri possono pensare “wow che tosto questo, farà il chirurgo!”, la matrigna di Juno fa l’estetista e adora ritagliare figure di cani dai giornali e poi è acida e sfrontata perché è noto che le estetiste sono un po’ selvagge ma tanto “di cuore” (?!), l’amica di Juno vorrebbe tanto stare con un professore che ha trent’anni più di lei, Mark, l’aspirante padre adottivo, guarda film horror e ha una stanza piena di fumetti e di cimeli da rock star fallita, Vanessa si preoccupa solo della tinta da applicare alle pareti della camera per il bambino, di foto e giocattoli da comprare… Alla fine la cosa più trasgressiva del film è che Juno vomita un frullato di colore blu in un vaso della matrigna!
Insomma è vero che il tema è delicato e che l’idea di trattarlo con i toni della commedia è interessante, ma così è una presa in giro!

Ellen Page


In realtà non c’è un’analisi vera della realtà filtrata dal tono dissacrante della commedia, ma solo una serie di gag e di battute, dal dubbio gusto, spiattellate, un po’ a caso, al pubblico.
Uniche cose degne di nota sono Ellen Page, che è brava e sicuramente farà strada, e la colonna sonora, che alla fine è la cosa che rimane più impressa.
Per quanto riguarda la chiaccheratissima sceneggiatura di Diablo Cody il premio Oscar è esagerato, è vero che i dialoghi in italiano sono efficaci la metà rispetto a quelli originali, ma se vogliamo parlare di una commedia brillante con una sceneggiatura veramente speciale allora ricordiamo “Little Miss Sunshine”: quello si che era un grande piccolo film!
Insomma Juno sarà carino, sarà facile e scorrevole (vista anche la breve durata), qualche sorriso lo strapperà pure, ma non venite a parlare di capolavoro: ne è distante anni luce!

La citazione:
"- Juno sei tu?
- No sono Morgan Freeman!"

venerdì 25 aprile 2008

Buon Compleanno a me!

E' il mio compleanno: per oggi sono una Birthday Girl!

Tanti auguri a me!


giovedì 24 aprile 2008

Citazione cinematografica n. 12

"Che puoi usarmi una cortesia Harry? Crepa!"

da:
Nata ieri

Judy Holliday, Broderick Crawford e William Holden


Titolo originale: Born Yesterday
Regia: George Cukor
Anno: 1950
Interpreti: Judy Holliday, William Holden, Broderick Crawford